In rete ci sono molte risorse, ma credo che la scrittura di questi appunti, mi aiuti a migliorare la mia conoscenza della lingua stessa. Spero che qualcuno li possa trovare interessanti e che siano utili anche ai principianti (spero di non spaventarli).

Qualsiasi suggerimento o correzione è ben accetto e apprezzato. Potete usare i commenti in fondo alla pagina oppure potete contattarmi.

Risorse utili

Fonetica

Pagina proveniente da la sutysisku.

Vocali

In Lojban ci sono 6 vocali che si pronunciano come in italiano eccetto l’ultima:

Vocale a e i o u y
IPA /a/ /ɛ/ /i/ /ɔ/ /u/ /ə/

La y è la vocale centrale media che si pronuncia facendo vibrare le corde vocali e rilassando i muscoli della cavità orale. È un suono assente in italiano eccetto per alcuni dialetti come il napoletano o il piemontese.

Già conoscendo soltanto le vocali possiamo imparare le prime parole:

  • .i che significa inizio di una nuova frase (il punto non separa le frasi, ma impone una pausa lunga che separa le parole nel parlato)
  • .y che significa “aspetta, sto pensando”, che è in effetti il suono “eeeh…” che facciamo quando pensiamo. È completamente invisibile alla grammatica, e quindi si può mettere dovunque. Utile nel parlato o nel discorso diretto.
  • Una miriade di vocativi, parole brevi formate da poche lettere che esprimono un’attitudine. Alcuni esempi sono: ui -> felicità, io -> rispetto.

Per riferirsi alla vocale si aggiunge il suffisso “bu”, quindi abu, ebu, ibu, obu, ubu, ybu sono le 6 vocali del lojban.

Consonanti

In Lojban ci sono solo 19 consonanti che si indicano con questi grafemi: b, c, d, f, g, apostrofo, j, k, l, m, n, p, r, s, t, v, x, z e punto. Da notare che i simboli di punteggiatura non vengono usati nel modo convenzionale.

La pronuncia è molto simile a quella italiana, con alcune differenze:

Lettera Fonema IPA Esempio
c fricativa postalveolare sorda /ʃ/ “sc” come in sci
g occlusiva velare sonora /ɡ/ “gh” come in ghiro
j fricativa postalveolare sonora /ʒ/ come in francese “bonjour”
x fricativa velare sorda /x/ come in scozzese “Loch”
fricativa glottale sorda /h/ come la h in inglese
. occlusiva glottale sorda /ʔ/ in italiano si usa di fronte alle parole che iniziano per vocale

Per riferirsi alle consonanti si aggiunge il suffisso “y”, con due eccezioni:

  • l’apostrofo che si chiama y’y perché l’apostrofo non può mai trovarsi all’inizio o alla fine di una parola e quindi ‘y non è un suono permesso
  • il punto che si chiama denpa bu (denpa significa pausa). In italiano mettiamo questa consonante implicitamente di fronte alle parole che iniziano per vocale. La stessa regola vale in Lojban solo che può essere esplicitato.

Esercitate la pronuncia a partire dall’alfabeto (essendo una lingua fonetica non c’è da fare la faticaccia che spetta a chi impara ad esempio l’inglese):
abu, by, cy, dy, ebu, fy, gy, y’y, ibu, jy, ky, ly, my, ny, obu, py, ry, sy, ty, ubu, vy, xy, ybu, zy.

In più c’è anche la virgola che indica una pausa breve e viene usata raramente.

Morfologia

In lojban non si usano le lettere maiuscole né all’inizio di una frase, né per i nomi propri. Le lettere maiuscole servono soltanto a lojbanizzare i nomi o le parole che vengono da altre lingue e hanno il preciso significato di marcare lo stress (in italiano si usano gli accenti).

La lettera y’y si trova solo tra due vocali e quindi non può trovarsi nemmeno all’inizio o alla fine di una parola. Il suo scopo principale è quello di separare le vocali che altrimenti formerebbero un dittongo. Ad esempio ui e u’i si pronunciano differentemente e significano uno felicità, l’altro divertimento (sono due vocativi).

La lettera y si trova principalmente nei lujvo (vedi poco più avanti).

cmene

Le cmene sono i nomi propri che possono essere assegnati a cose o persone, come nelle altre lingue. Come al solito lo stress cade sulla penultima sillaba, a meno che altre sillabe non siano capitalizzate. I nomi provenienti da altre lingue devono essere “lojbanizzati” secondo queste regole:

  • Devono finire per consonante, se non è così si aggiunge una consonante, di solito una s o una n
  • Le consonanti sonore non devono essere adiacenti a consonanti sorde ad esempio “ds”. In tal caso si cambiano le consonanti ad esempio da “ds” a “ts”.

Alcuni esempi:

  • .elias. o .elian. = Elia
  • .djanlucas. = Gianluca
  • .iunaited.steits. (2 parole) o .iuNAItet,steits (1 parola) = United States

brivla

Le brivla sono parole fondamentali del lojban che equivalgono ai nomi, verbi e aggettivi italiani, ma hanno precise regole morfologiche:

  • composti da almeno 2 sillabe
  • l’accento cade sulla penultima sillaba
  • almeno 2 consonanti adiacenti tra la prima e la seconda sillaba
  • finiscono con una vocale

Ci sono alcune sotto-categorie importanti:

  • gismu: sono parole di base e sono meno di 2000. Sono lunghe esattamente 5 lettere che seguono uno di questi due schemi CVCCV o CCVCV dove C è una consonante e V una vocale. Sono state progettate per essere distinguibili in ambienti rumorosi e ottenute mediante un algoritmo che prende i suoni dalla media ponderata delle 6 lingue più parlate del mondo.
  • lujvo: ottenuti combinando più gismu in una sola parola tramite l’algoritmo di LeChevalier, che trova più candidati detti rafsi e assegna a ciascuno un punteggio. Il rafsi che ha il punteggio più basso “vince” e gli viene assegnato una nuova definizione nel dizionario. Se, successivamente, si volesse assegnare un significato diverso alla stessa fusione si usano i rafsi successivi.
  • fu’ivla: prestiti linguistici per parole molto specifiche o tecniche o gergo di un certo campo. Sono formate da un rafsi e dalla forma lojbanizzata della parola originaria.

cmavo

Le cmavo sono parole di struttura, come gli articoli, congiunzioni, preposizioni, punti interrogativi e numeri in italiano.
Anche questi sono facilmente distinguibili:

  • possono essere composti da una sola sillaba
  • non hanno consonanti adiacenti
  • finiscono con una vocale

Seguono uno di questi schemi: V VV V’V CV CVV CV’V.

Grammatica, sintassi e lessico

La parte più interessante di questo linguaggio è sicuramente la sua grammatica unica.

A questo punto ci servirà anche un po’ di lessico, quindi preparate un dizionario di Lojban. Io consiglio il dizionario lojban-inglese sutysisku, visto che è veloce e funziona anche offline (sutysisku significa, come vedremo, “ricerca veloce”).

Un altro strumento caldamente consigliato è glosser, un analizzatore di sintassi lojban che visualizza in scatole colorate la struttura della frase, è molto utile per imparare la sintassi e la grammatica.

La struttura fondamentale: bridi

La struttura fondamentale di una bridi, cioè di una proposizione Lojban, è composta da un selbri e da massimo 5 sumti. Questo significa che con una frase di 6 parole possiamo esprimere 1 relazione tra 5 oggetti.

Nota: solitamente per imparare una nuova lingua naturale si usano termini linguistici come nome, verbo, aggettivo eccetera. Tuttavia lojban è stata creato con lo scopo di risultare diverso da qualsiasi linguaggio naturale, per tanto una terminologia più accurata è quella in Lojban.

Questa è una bridi nella sua forma standard:

x1 selbri x2 x3 x4 x5

  • Un selbri può essere visto come un verbo, ma è più simile ad un predicato come definito nel linguaggio del primo ordine nella logica matematica. Un predicato può avere un certo numero di argomenti, tale numero si dice arietà del predicato. In lojban i selbri hanno arietà massima 5, cioè al massimo hanno 5 argomenti (altrimenti ricordarli tutti sarebbe un problema!).
  • Un sumti è un argomento di un selbri. Nello schema sopra sono indicati con x1, x2, x3, x4 e x5. Come nella logica del primo ordine, gli argomenti del predicato sono posizionali, cioè assumono un ruolo diverso all’interno della relazione specificata dal predicato in base alla loro posizione.

La forma standard non è altro che una notazione infissa: 1 + 2 è un esempio di notazione infissa, cioè il predicato + è infisso, compreso tra i due argomenti.

In lojban, per ragioni di stile, ad esempio in una canzone, è possibile spostare il selbri a destra a propria discrezione, fino a ottenere una notazione postfissa, come 1 2 +. Quindi una bridi in forma postfissa assume questa forma:

x1 x2 x3 x4 x5 selbri

Ma possiamo anche scrivere:

x1 x2 selbri x3 x4 x5

Purtroppo non esiste la forma prefissa, cioè + 1 2, a meno di rinunciare al primo sumti. Quindi questo non va bene:

selbri x1 x2 x3 x4 x5

Però va bene questo:

selbri x2 x3 x4 x5

Il motivo di questa anomalia è piuttosto tecnico. Comunque, indipendentemente dalla notazione, 1 + 2, 1 2 + o + 1 2, significano tutti la stessa cosa, se interpretiamo il simbolo + ogni volta nell’usuale significato e questo è vero pure in Lojban.

I sumti in coda o il primo, se non rilevanti nel discorso, possono essere omessi, facendo attenzione a preservare l’ordine posizionale.

L’ordine con cui specificare i sumti è stato scelto in modo che gli argomenti ritenuti meno importanti vengano lasciati per ultimi. Inoltre tutti i selbri simili hanno posizioni simili. In questo modo si possono anche non ricordare proprio tutte le posizioni di un selbri riuscendo comunque a capire.

Da notare che la posizione del sumti è sufficiente a determinarne lo scopo nella relazione e quindi non sono necessarie tante preposizioni diverse e ambigue come in italiano. Inoltre il fatto che i selbri abbiano un certo numero di posizioni ci consente di essere esplicitamente vaghi in lojban. Questo significa che l’interlocutore potrebbe essere facilitato al momento in cui desidera più informazioni. Del tipo “Perché hai omesso x2? Rimani vago per nascondere qualcosa?”.

Esempi

Con questa prima infarinatura sintattica, possiamo già fare un esempio concreto. Partendo dalla logica del primo ordine, posso definire un predicato “dare” che ha 3 argomenti: dare(chi da, oggetto, a chi); al quale posso associare l’interpretazione semantica ovvia: qualcuno da qualcosa a qualcuno. Se scrivo “dare(io, questo, te)” vuol dire che “io do questo a te”.

Possiamo mappare direttamente questo esempio in Lojban: il selbri dunda ha arietà 3 ed è definito come “x1 da un oggetto x2 a x3”.

Per comporre le prime frasi semplici di esempio ci servono anche di pronomi, conosciuti in lojban come pro-sumti. Eccone qualcuno da imparare:

  • mi (io, noi)
  • do (tu, voi)
  • ti (questo, questi)
  • ta (quello, quelli)
  • tu (codesto, codesti)
  • zo’e (qualsiasi / chiunque / non specificato)

Notiamo che morfologicamente sono cmavo (parole di struttura). Inoltre Lojban non ci costringe a specificare né la cardinalità (quantità: singolare o plurale) né il genere. Più avanti impareremo nuove parole che ci permettano di indicare separatamente ciascuno di questi concetti.

Costruiamo alcune bridi con il selbri dunda:

  • mi dunda ti do -> io do questo a te
  • mi dunda zo’e zo’e -> io do qualcosa a qualcuno
  • mi dunda -> io do (concetto astratto)
  • do dunda ti mi -> Tu dai questo a me
  • zo’e dunda mi -> qualcuno da a me
  • do dunda zo’e mi -> tu dai qualcosa a me

Impariamo nuovi selbri:

  • dunda: x1 da un oggetto x2 a x3
  • vecnu: x1 vende l’oggetto x2 a x3 ad un prezzo x4
  • pendo: x1 è un amico di x2
  • tavla: x1 parla a x2 riguardo l’argomento x3 nel linguaggio x4
  • zdani: x1 è una casa/nido/tana/covo di x2

ed utilizziamoli:

  • mi vecnu zo’e do -> io vendo qualcosa a te
  • mi vecnu ti do -> io vendo questo a te
  • .i mi tavla do do -> io parlo di te a te
  • .i ti zdani mi -> questa è casa mia
  • .i mi pendo ti -> io sono tuo amico

.i indica l’inizio di una nuova frase, quindi può essere omesso davanti alla prima frase di un interlocutore. Ad esempio se durante un comizio si da la parola a qualcuno non è necessario che inizi con .i.

A questo punto potete provare voi a comporre alcune frasi con i pro-sumti che ho introdotto e altri selbri.

selbri -> sumti

In lojban è possibile trasformare qualsiasi selbri in sumti. Questa è una caratteristica molto utile che a volte si trova implicitamente nell’inglese dove una parola può essere usata come nome o verbo.

“lo selbri” trasforma un un selbri in un sumti ed assume il significato che avrebbe x1 nella definizione del selbri. Si ha quindi:

  • lo dunda -> datore, colui che dà
  • lo vecnu -> un venditore/i
  • lo zdani -> una casa/e

Da notare che lo è completamente neutro, sia per quanto riguarda il numero, sia per il genere. Entrambi i concetti si esprimono separatamente, come vedremo. È facile vedere che questa regola ci consente di usare qualsiasi verbo come se fosse un nome ed attribuirgli un significato ben preciso (in base al contesto)!

A questo punto verrebbe voglia di usare questi nuovi sumti che abbiamo ottenuto, semplicemente sostituendoli al posto delle x1, x2, x3, x4 e x5. In effetti è proprio così che si utilizzano, ma con un particolare: a causa di una caratteristica grammaticale, chiamata tanru, che presenterò più avanti, è necessario marcare esplicitamente il selbri della bridi per evitare ambiguità.

Ci sono sostanzialmente due alternative grammaticali:

  • cu indica esplicitamente che la parola che segue è il selbri di questa bridi.
  • ku, che termina lo, ogni selbri che si trova tra lo e ku viene composto (tanru)

Impariamo nuovi selbri per costruire frasi più interessanti:

  • mlatu: x1 è un gatto, quindi lo mlatu = gatto
  • pinxe: x1 beve la bevanda o il liquido x2 dalla fonte x3, quindi lo pinxe è colui che beve
  • ladru: x1 è latte, quindi lo ladru è il latte

Ecco gli esempi:

  • ta mlatu -> quello la è un gatto
  • ti ladru -> questo è latte
  • lo mlatu ku pinxe lo ladru ku -> un gatto beve del latte
  • lo mlatu ku pinxe lo ladru l’omissione di ku alla fine non cambia nulla, ma…
  • lo mlatu pinxe lo ladru non è una bridi lojban! Il motivo è che non ci sono selbri, ma solo due sumti: lo mlatu pinxe e lo ladru, che significano rispettivamente un bevitore che è un gatto (o qualcosa del genere) e latte. Ripeto che vedremo questo aspetto più avanti (l’importante è usare cu o ku).
  • lo mlatu cu pinxe lo ladru, dove cu indica che pinxe è il selbri della bridi.

Nuovi selbri:

  • karce: x1 è una automobile, quindi lo karce ku = automobile
  • klama: x1 va nel posto x2 dall’origine x3 passando per x4 con mezzo x5
  • logji: x1 è una logica per dedurre / concludere / inferire / ragionare x2
  • jicmu: x1 sta alla base / è il principio fondamentale di x2

Nuovi esempi:

  • .i mi klama lo zdani ti zo’e lo karce -> Io vado a casa da questo posto passando da qualsiasi strada in automobile
  • .i lo logji cu jicmu la .lojban. -> La logica sta alla base del lojban
  • la vulkan cu te javni lo ka ri jimte lo logji -> *I vulkaniani devono limitarsi alla logica *

Nota: i punti in “.lojban.” sono necessari per rispettare le regole morfologiche.

Le differenze tra la, le e lo

Tutti e tre si possono paragonare agli articoli, soltanto che si mettono di fronte ai sumti e non specificano né il numero né il genere.

  • la viene usato davanti ai nomi propri: la .bob. -> la persona chiamata bob.
  • lo, completamente generico, si usa per trasformare un selbri in un sumti
  • le è una versione meno generica di lo che indica una istanza specifica. Comunque l’uso di le è molto raro, perché a seguito di una riforma (lojban si evolve!) chiamata xorlo, lo si adatta meglio a qualsiasi situazione quindi le è quasi caduto in disuso.

Esempi:

  • lo xekri -> oggetto/qualcosa/qualcuno che è nero
  • le xekri -> nero, qualcosa di specifico, magari descritto precedentemente
  • la xekri -> colui che si chiama Nero

Specificare la posizione: fa, fe, fi, fo, fu

È possibile specificare a quale posizione assegnare il sumti: fa, fe, fi, fo, fu specificano rispettivamente la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta posizione.

Consiglio di usare glosser per visualizzare graficamente la struttura sintattica delle frasi che seguono.

Esempi:

| fa mi | dunda  | fe ti | fi do |
|   x1  | selbri |   x2  |  x3   |

| fe ti | dunda  | fa mi | fi do |
|   x2  | selbri |  x1   |  x3   |

| mi | klama  | fu lo karce |
| x1 | selbri |    x5       |

| fo la .aurelias. | klama  | lo karce |
|        x4        | selbri |    x5    |
  • fa mi dunda fe ti fi do -> io do questo a te (ridondante!)
  • fe ti dunda fa mi fi do -> questo oggetto lo do io a te (esistono modi più efficienti per dirlo, vedi il prossimo paragrafo)
  • mi klama fu lo karce -> io vado con l’automobile (utile per saltare le posizioni che non ci interessa specificare!)
  • fo la .aurelias. klama lo karce -> andare passando dall’Aurelia in automobile

Come si vede dall’ultimo esempio, una volta specificata una posizione si prosegue sequenzialmente.

Scambiare la posizione: se, te, ve, xe

Queste preposizioni vanno messe davanti ad un selbri per scambiare la posizione dei sumti. se scambia x1 con x2, te x1 con x3, ve x1 con x4 e xe x1 con x5.

Esempi:

  • lo se dunda -> l’oggetto che viene dato
  • ti se dunda mi do -> questo oggetto lo do io a te (versione più efficiente di fe ti dunda fa mi fi do)
  • ti se tavla mi -> a te io sto parlando

Utili per spostare per primo l’oggetto più importante della frase o per i tanru.

Nota bene: ora che iniziamo ad abituarci a questa grammatica strana fatta di bridi, selbri e sumti, vi mostro l’eleganza di tutto ciò:

  • bridi: x1 è un predicato avente relazione x2 tra gli argomenti x3 (insieme di sumti)
  • selbri è in realtà una parola composta, cioè se bridi. In lojban è facile inventarsi nuove parole mediante l’algoritmo di LeChevalier. Quindi il significato di selbri è quello di se bridi: x1 è una relazione data dal predicato x2 tra gli argomenti x3.
  • terbri -> te bridi -> x1 è un insieme di argomenti (sumti) tra i quali intercorre la relazione x2 data dal predicato x3. La differenza tra terbri e sumti e la stessa che c’è tra un insieme e un elemento dello stesso insieme.

I numeri

0 1 2 3 4 5 6 7 8 9
no pa re ci vo mu xa ze bi so

I numeri si compongono con estrema regolarità: pa no = 10, pa no no = 100, xa mu bi so = 6589. Da notare che, grazie alle regole morfologiche del lojban, è possibile anche togliere gli spazi tra i numeri, quindi pano = 10, vore = 42, pasobize = 1987.

Per numeri più grandi o più piccoli ci sono parole basate sui prefissi del Sistema Internazionale, come kilto = kilo = 1000, quindi re kilto = 2000.

lo non indica la cardinalità quindi può essere plurale o singolare. Per il singolare si usa semplicemente pa (1) al posto di lo. Se sono 2 si usa re, se sono 3 ci e così via.

Si può anche indicare il plurale senza specificare la quantità precisa usando parole che si basano sulla soggettività dell’osservazione:

  • ro tutti
  • so’a quasi tutti
  • so’e maggior parte
  • so’i molti
  • so’o alcuni
  • so’u pochi
  • pa uno
  • no zero, nessuno
  • su’e al massimo…
  • su’o almeno…
  • za’u più di…
  • du’e troppi

Volendo ci sono anche parole per parlare in base 16:

10 11 12 13 14 15
dau fei gai jau xei vai

Quindi abbiamo vai vai = FF, dau no = A0 e così via. Quindi 10 può essere espresso direttamente anche con dau oltre che pa no.

Esempi:

  • ro mlatu cu pinxe lo ladru -> a tutti i gatti piace il latte
  • so’u remna cu tavla fo lo jbobau -> pochi umani parlano il lojban

Possessivi

In lojban è sufficiente aggiungere mi o do tra lo e il selbri per indicare un possessivo generico:

  • lo mi karce cu xunre -> la mia automobile è rossa
  • lo do zdnani cu melbi -> la tua cassa è bella
  • mi nelci lo do samselkei -> mi piace il tuo videogioco

lo tanru .i lo lujvo

I tanru sono verbi composti, o meglio selbri composti ed esprimono metafore. Si possono comporre 2 o più selbri, dove quello più a sinistra modifica quello alla sua destra. Viene mantenuta la struttura posizionale dell’ultimo selbri.

Bridi aggiornata:

x1 [selbri selbri …] x2 x3 x4 x5

Esempi:

  • ta melbi zdani -> quella è una casa bella, melbi: x1 è bello o piacevole per x2 sotto l’aspetto x3 secondo lo standard estetico x4
  • mi gleki vecnu pa mi karce ti -> vendo felicemente la mia automobile a te
  • pa sutra bajra mlatu cu pinxe lo ladru -> un gatto che corre velocemente beve il latte
  • pa bajra sutra mlatu cu pinxe lo ladru -> un gatto veloce che corre beve il latte

I tanru spesso hanno un significato molto ampio e vago. Talvolta un tanru viene condensato in un lujvo, una parola che ha un solo significato che può essere usato come selbri o per formare nuovi tanru a sua volta. I lujvo vengono coniati per mezzo di regole morfologiche. Il significato del nuovo lujvo viene assegnato univocamente da chi per primo forma quella parola e viene inserito nel dizionario. Tuttavia, il dizionario rimane soggetto a cambiamento.

Visitando jvozba, potrete formare i vostri lujvo o decomporli (ma questo lo fa meglio la sutysisku).

Vediamo alcuni esempi compreso un evidente abuso a fini artistici:

  • samselkei composto da skami se kelci, dove skami: x1 è un computer con scopo x2, kelci: x1 gioca con il giocattolo x2, quindi hanno assegnato a samselkei il significato non ambiguo: x1 è un videogioco/gioco per computer
  • sutysisku: sutra sisku, dove sutra: x1 è veloce a fare x2 e sisku: x1 cerca x2 all’interno dell’insieme x3, quindi “ricerca veloce”
  • jbojevysofkemsuzgugje’ake’eborkemfaipaltrusi’oke’ekemgubyseltru, che ho trovato nella canzone rap lo mi jufra, dove jufra: x1 è una frase riguardante x2 in lingua x3, quindi “le mie frasi/la mia frase”

Frasi relative

Possiamo complicare un po’ le frasi aggiungendo poi se vogliamo inserire una seconda mini-bridi che ci aiuta ad identificare di chi stiamo parlando, oppure noi se vogliamo aggiungere informazioni che però non ci consentono di identificare di chi parliamo. poi e noi si collegano al sumti che li precede e ci consentono di aggiungere una bridi a seguire.

Esempi dove le parentesi servono solo per evidenziare la bridi relativa:

  • pa mlatu (poi blabi) cu pinxe lo ladru -> il gatto che è bianco beve il latte, magari tra un gruppo di gatti neri ce n’è uno bianco e quindi lo identifichiamo
  • pa mlatu (noi blabi) cu pinxe lo ladru -> il gatto bianco beve il latte, magari è un gruppo di gatti bianchi e quindi ne escludiamo solo qualcuno

Ci sono anche pe e ne che si differenziano come poi e noi, ma ci consentono di aggiungere soltanto un sumti invece che una bridi:

  • mi djuno lo vajni pe do -> io so una cosa importante su di te, lo vajni è qualcosa di importante, con pe aggiungo che riguarda te

Quando si formano i sumti con lo, è possibile specificare anche x2 con be. Molti selbri hanno questa forma: “x1 è qualcosa di x2”, ad esempio zdani: x1 è una casa di x2, quindi lo zdani be mi -> la casa mia.

  • le ranmi be la .zeldas. -> la leggenda di Zelda, ranmi: x1 è un mito o leggenda o storia culturalmente significativa che riguarda x2 nella mitologia x3 nella cultura x4.
  • la kalte be la nunzi’e -> a caccia della libertà, nome che vorrei dare a Freedom Hunter, dove kalte: x1 caccia x2 per lo scopo x3

Se in un sumti ci interessasse una posizione diversa da x2, usiamo fi, fo, fu:

  • lo ranmi be fo lo xelso -> i miti nella cultura greca, che è più specifico di lo xelso ranmi -> i miti greci.

Possiamo anche inserire un commento che riguarda la nostra attitudine verso ciò che stiamo dicendo utilizzando sei.

Esempio: do jinga sei mi gleki -> hai vinto! (sono contento di ciò)

Connettivi logici

Nella grammatica ufficiale esposta nel CLL i connettivi sono complicatissimi. Le ragioni sono storiche e hanno radici tecniche. Molto tempo fa lojban veniva parsata da un parser LALR, che non è in grado di risolvere le ambiguità controllando più di un token in avanti. Questo ha portato alla necessità di sfornare un connettivo per ogni situazione. Successivamente hanno cambiato il parser con uno più moderno e adatto alle esigenze della lingua, ovvero un parser PEG che ha tolto la limitazione garantendo l’assenza di ambiguità.

Quindi in questa sezione vi spiego le semplificazioni proposte da solpa’i.

I connettivi sono soltanto 5: ja, je, ji, jo, ju. Prendendo in considerazione una classica tabella della verità con 2 input e 4 output,, usiamo il formato compatto TTTF per indicare la tabella di verità dell’OR, cioè indichiamo solo l’output assumendo come input TT, TF, FT, FF.

  • ja, TTTF, connettivo logico OR non esclusivo
  • je, TFFF, connettivo logico AND
  • ji, domanda che riguarda il connettivo (vedi più avanti)
  • jo, TFFT, connettivo logico se e solo se
  • ju, TTFF, connettivo logico di indipendenza

Per ottenere le altre tabelle possiamo negare la parte sinistra o destra. na nega la parte sinistra:

  • na ja, TFTT, condizione necessaria, ma non sufficiente
  • na je, FFTF
  • na jo, FTTF, se sono diversi
  • na ju, FFTT, S è falso indipendentemente da D

nai nega la parte destra:

  • ja nai, TTFT
  • je nai, FTFF
  • jo nai, FTTF
  • ju nai, TTFF

Astrarre: bridi -> selbri

Introduciamo su’u, l’astrattore generico, che trasforma una bridi in un selbri. Ora che abbiamo un selbri possiamo a sua volta trasformarlo in un sumti!

Passiamo subito agli esempi passando per gradi (le parentesi servono solo per evidenziare le bridi che diventano selbri):

  • .i mi nelci lo plise -> mi piace la mela, nulla di nuovo
  • .i mi citka lo plise -> mangio la mela
  • .i mi nelci lo su’u (citka) -> mi piace (mangiare)
  • .i mi nelci lo su’u (citka lo plise) -> mi piace (mangiare la mela)
  • .i mi nelci lo su’u (do citka) -> mi piace che (tu mangi)

Oltre a su’u esistono altri astrattori più specifici (nu, ka, ni, si’o):

  • .i mi nelci lo nu do citka -> mi piace l’evento che tu mangi
  • .i mi nelci lo ka do citka -> mi piace la proprietà, lo stato di te che mangi
  • .i mi nelci lo ni do citka -> mi piace la quantità di te che mangi
  • .i mi nelci lo si’o do citka -> mi piace l’idea di te che mangi

Domande si/no

Inserendo xu dovunque in una bridi, si richiedere all’interlocutore di valutare la verità della bridi. In pratica è una domanda alla quale ci aspettiamo una risposta affermativa, cioè je’u, o una risposta negativa, cioè je’u nai. xu e je’u sono interiezioni, cioè parole che modificano il costrutto che la precede. Se viene messo all’inizio modifica tutta la bridi, altrimenti si evidenzia il sumti o il selbri che lo precede. je’u sta per vero, affermativo, nai nega l’interiezione precedente.

Esempi:

  • xu do nelci lo jbobau -> ti piace il lojban? (domanda neutra)
  • do xu nelci lo jbobau -> a TE piace il lojban? (pensavo piacesse a qualcun’altro…)
  • do nelci xu lo jbobau -> ti PIACE il lojban? (pensavo tu fossi neutrale a riguardo)
  • do nelci lo jbobau xu -> ti piace il LOJBAN? (proprio il lojban?)

Risposte possibili:

  • affermativa: je’u oppure nelci oppure je’u mi nelci lo jbobau -> si / mi piace / si, mi piace il lojban
  • negativa: je’u nai oppure je’u nai mi nelci lo jbobau -> no / no, non è vero che mi piace il lojban

Domande “sumti”

È possibile richiedere all’interlocutore di “riempire i puntini” con il sumti giusto tramite ma.

Esempi:

  • ma nelci lo jbobau -> a chi piace il lojban?
  • ma klama la .london. -> chi va a Londra?
  • do xabju ma noi gugde -> In quale nazione abiti? (Frase relativa: Vivi in quale posto che è una nazione?)

Domande “selbri”

Si può richiedere all’interlocutore di “riempire i puntini” con un selbri tramite mo, che va trattato come se fosse un selbri.

Esempi:

  • do mo -> Come va?
  • ti mo -> Cos’è questo?
  • lo jbobau cu mo -> Cos’è il lojban?
  • do cinmo lo ka mo -> Come ti senti emozionalmente?

Domande quantitative

Si può richiedere una quantità tramite xo, che va trattato come un numero.

Esempi:

  • lo xo prenu cu tavla fo lo jbobau -> Quante persone parlano lojban?

Domande connettive

Per richiedere di fare una scelta si può usare ji. Quale connettivo si può sostituire a ji per rendere vera la frase?

  • .i do nelci lo ckafi ji lo tcati -> Ti piace il caffè o il te?
  • je -> entrambi
  • na je -> il secondo
  • je nai -> il primo
  • na je nai -> nessuno dei due

Imperativo

L’imperativo generico in lojban si rende usando ko al posto di do.

Esempi:

ko bajra -> Corri! nelci ko -> Fa si che tu piaccia a qualcuno! ko kurji ko -> Prenditi cura di te

Se si vuole essere più specifici, cioè se si vuole specificare la propria attitudine, si usa do seguito da un vocativo.

Interiezioni emotive (vocativi)

Le interiezioni sono molto potenti in lojban e infatti vengono usate anche per esprimere le emozioni. Si tratta delle “emoticon parlate” a cui accennavo nell’introduzione. Credo si tratti di una caratteristica non presente in nessun linguaggio naturale che è stata presa da un altro linguaggio artificiale.

lo liste be lo cnima’o -> lista di interiezioni emotive:

  • ui: felicità, mi citka lo plise ui -> mangio la mela e sono felice riguardo la mela
  • ie: accordo, ie tu mlatu -> si, sono daccordo che quello è un gatto
  • ai: intenzione, .ai mi vitke do -> ho intenzione di visitarti
  • au: desiderio, .au do kanro -> vorrei che tu fossi sano
  • a’o: speranza, a’o do clira klama -> spero che tu venga presto
  • .ei: obbligazione, .ei mi klama lo ckule -> devo andare a scuola
  • .ie: approvazione, .ie do cilre lo jbobau -> bravo, hai finalmente imparato il lojban!
  • .o’u: rilassamento, .o’u tu mlatu -> Oh, era solo un gatto…
  • u’i: divertimento, .u’i ti zmiku -> Ahah! È un robot!

E molte altre ancora! Dovrebbero essere 35 in totale ed in più si possono combinare! Inoltre ci sono i modificatori:

  • nai: negazione dell’interiezione
  • cu’i: attitudine intermedia
  • sai: molto intensa
  • pei: trasforma l’interiezione in una domanda
  • dai: attitudine riferita a qualcuno che non è chi sta parlando
  • zo’o: interiezione non seria (ironia)

Inoltre se ci si dimentica di mettere l’interiezione all’inizio della frase, si può iniziare una nuova frase con .i bo e mettere l’interiezione.

Ad esempio: do jinga .i bo ui -> hai vinto! sono contento!


Per il momento gli appunti si concludono qui.

Storico dei cambiamenti:

  • 28 Febbraio 2017: prima edizione.
  • 21 Aprile 2017: aggiunte sezioni sulle domande e imperativo. Aggiunta la spiegazione dell’eleganza di bridi e selbri. Aggiunto come riferirsi alle lettere. Aggiunto riferimento all’algoritmo di LeChevalier.
  • 22 Aprile 2017: aggiunta spiegazione di terbri vs sumti, aggiunto riferimento a xorlo
  • 13 Gennaio 2018: introduzione alla bridi più dettagliata

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