Emoji e Kaomoji 😁 d=(^o^)=b

Emoji e kaomoji sono due invenzioni che hanno avuto origine in Giappone. Le emoji penso siano più popolari e conosciute qua in occidente e sono di fatto delle piccole immagini molto semplici, ma espressive. Lo standard Unicode che codifica praticamente tutti i simboli che l’uomo si è inventato, ormai da anni, include le emoji come caratteri standard, imprescindibili nella messaggistica istantanea e nel web.

Metodo di input giapponese

Poco dopo essermi messo ad imparare il giapponese, ho avuto la necessità di scrivere in giapponese usando il computer. Anche se non ha niente a che fare con il giapponese (o quasi), per cominciare consiglio di dare un’occhiata a questa pagina che indica quali tasti premere per scrivere caratteri un po’ più esotici e che non sono visibili sulla tastiera.

È utile perché grazie a quella pagina riesco a scrivere le vocali con i macron, ovvero quei segni diacritici a forma di riga orizzontale poste sopra la lettera, come āēīōū. Queste vocali con macron servono per scrivere in rōmaji, usando la convenzione vocale lunga = vocale con macron.

Per quanto riguarda la scrittura giapponese vera e propria, quel metodo non funzionerebbe per il semplice fatto che esistono decine di migliaia di caratteri cinesi e non è pensabile doversi imparare pure la sequenza di tasti da premere per ogni carattere. Questo è vero per ogni lingua i cui numero di grafemi è superiore al numero di tasti a disposizione sul dispositivo di input.

Dite Ciao Alla Nuova Istanza Pleroma

In questo breve articolo, vorrei farvi conoscere la nostra nuova istanza di Pleroma, che vi ricordo essere un social network federato facente parte del Fediverse.

Pleroma è compatibile con Mastodon e vuol essere una alternativa più facile da operare e mantenere. Inoltre Pleroma è scritto in Elixir, un linguaggio di programmazione molto peculiare che fornisce tutti gli strumenti necessari a realizzare applicazioni distribuite su più macchine, così da ripartire i costi computazionali e scalare orizzontalmente le prestazioni.

La trovate a questo indirizzo. Come al solito se desiderate un account, basta che mi contattiate.

Progetto IoT con ESP8266 e Stack TICK

Nel precedente articolo sull’idroponica, ho tralasciato il fatto che l’esperimento 2 è stato dotato pure di un un sistema di monitoraggio della temperatura che ho progettato e realizzato, durante la scorsa estate.

La necessità di questo sistema è scaturito dalla necessità di un un approccio più “data-driven”, che ci consentisse di determinare se il sistema idroponico era effettivamente utilizzabile all’aperto, durante le torride giornate estive. Come dicevo nel precedente articolo, il fatto che la temperatura della soluzione nutritiva rimanga entro certi range è di fondamentale importanza, proprio perché è contatto con le radici della pianta. Quindi era importante sapere se l’acqua dentro a quei secchi stesse bollendo (d’estate) o congelando (d’inverno) ¯_(ツ)_/¯.

Fediverse

Vi ricordate di Google Talk?
Google Talk, il vecchio sistema di messaggistica istantanea di Google che è stato soppiantato da Hangouts.
Ecco Google Talk si basava sul protocollo XMPP, conosciuto anche come Jabber. Molti non lo sapranno, ma Google Talk permetteva anche ai non utenti Google di chattare con utenti Google.

Questo era reso possibile dal protocollo federato XMPP. “Federato” significa che i server di Google Talk erano in grado di comunicare con altri server operati da altri fornitori per permettere l’interoperabilità del servizio.

Peccato che, ad un certo punto, quando Google stava conquistando terreno su tutti, diventando un monopolio, ecco che hanno chiuso tutto e trasformato nel servizio centralizzato Hangouts.

Reti sociali: il lato oscuro

Sconosciuto: “Ciao come ti chiami?”
Io: “Mi chiamo Elia”
Sconosciuto: “Ok ti aggiungo su Facebook”
Io: “Non sono su Facebook”
Sconosciuto: “Cooooosa?!? Ma com’è possibile?!? Dai iscriviti, ma perchè non l’hai già fatto?”
Io: “Perchè Facebook, anche detto Big Brother, è un servizio di rete non etico”
Sconosciuto: (✖╭╮✖)

Sempre più spesso mi tocca sopportare questo tipo di discussione. Quando si tratta di Facebook, quando di Instagram, quando Whatsapp e chi più ne ha più ne metta.

Idroponica

Questo articolo arriva con diversi mesi di ritardo… meglio tardi che mai!

La coltura idroponica (dal greco antico ὕδωρ hýdor, acqua + πόνος pónos, lavoro) è una tecnica di coltivazione senza suolo. La pianta viene sostenuta da un substrato inerte (argilla espansa, lana di roccia, perlite, vermiculite, fibra di cocco, zeolite), mentre le radici sono a contatto con una soluzione nutritiva.

Questa tecnica è nota da millenni, infatti i giardini pensili di Babilonia e i giardini galleggianti degli Aztechi possono essere considerati una forma primitiva di idrocoltura (idroponica passiva).

Tuttavia i primi sistemi idroponici moderni si diffusero non prima degli anni ‘30, grazie a William Frederick Gericke che per primo riuscì a coltivare alcuni pomodori senza usare suolo, nel cortile di casa sua. Gericke era ricercatore all’Università di Berkley, ma quest’ultima era molto scettica della valenza della scoperta di Gericke, così, nel 1933, incaricò Hoagland e Snyder di dimostrare che l’idroponica non era superiore alla coltura tradizionale.

Ne risultò quella che oggi è chiamata soluzione di Hoagland, una soluzione nutritiva adatta a coltivare un gran numero di specie di piante diverse. La soluzione di Hoagland fu rivisitata nel 1950 da Arnon e Hoagland e questa versione è ancora in uso oggi.

Sto imparando il giapponese

Qualche mese fa, più o meno a Settembre 2018, colpito dalla noia di alcuni corsi universitari, mi sono messo in testa di imparare il giapponese.

Il motivo è molto semplice: nonostante il Giappone si trovi geograficamente lontanissimo dall’Italia, è possibile quotidianamente entrare in contatto con la cultura giapponese, senza neanche rendersene conto. Guardando anime, leggendo manga, usando un santoku, sorseggiando un tè verde

Ho iniziato cercando di imparare a leggere alcuni caratteri semplici e ci ho subito preso gusto. Come è ben noto il sistema di scrittura giapponese è… complicato. Sicuramente molto più complicato dell’alfabeto latino. Di fatto i giapponesi hanno a disposizione ben 4 sistemi di scrittura.

Intel NUC 7PJYH con processore Pentium Silver J5005

Per ben 4 anni, il SBC (Single Board Computer), OLinuXino A20 Lime2, ha ospitato questo sito. Tutto ha sempre funzionato molto bene, soprattutto considerando il basso investimento iniziale. Purtroppo però la piccola CPU ARM a 32bit e la scarsità di memoria RAM non espandibile di 1GB, nonché le scarse prestazioni di IO, fondamentali per un server, hanno determinato la mia decisione di cercare un successore. Ho preso in considerazione molte SBC economiche, ma nessuna di queste sembrava un miglioramento sufficiente a giustificare la migrazione.

OpenMailBox

OpenMailBox era un ottimo servizio email gratuito e senza pubblicità. Purtroppo, dolente o nolente, prima o poi di soldi si parla e così anche per OpenMailBox la natura ha fatto il suo corso.