Ecco un personaggio da ammirare: Noam Chomsky, padre delle linguistica moderna, filosofo, scienziato cognitivo, logico, commentatore politico, attivista per la giustizia sociale e anarco-sindacalista, è sicuramente considerato tra gli intellettuali più attivi degli ultimi anni.

Ho casualmente scoperto che è anche colui che ha iniziato a trattare le grammatiche generative, argomento di studio nel corso di programmazione dell’Università di Pisa (grammatiche regolari e libere da contesto).

Questo illustre intellettuale americano ha attirato la mia attenzione con le famose 10 regole per il controllo sociale. Si tratta di regole che i nostri governatori sfruttano, essendone ben a conoscenza, per sfuggire al controllo dei cittadini, vanificando qualsiasi tipo di processo democratico.

Le 10 regole per il controllo sociale

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche.

  1. La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
  2. Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
  3. La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.
  4. La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
  5. Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
  6. Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…
  7. Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
  8. Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…
  9. Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!
  10. Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

Alcuni brevi commenti su ogni punto:

  1. Isola dei Famosi, calcio-schifo & Co.
  2. Non posso far a meno di notare che i recenti attacchi terroristici a Parigi… calzino alla perfezione. Ora guarda caso questi bischeri erano ultra schedati, non potevano mettere piede negli stati uniti e… un’errore di valutazione da parte dei servizi segreti francesi ha fatto si che questi avessero la casa piena di armi da guerra!!! Coincidenze?
  3. Piano, piano un piccolo diritto di cui si può fare a meno per volta. Oggi il lavoro, domani la libertà di pensiero.
  4. Succede in continuazione. “Facciamo questo e quest’altro, ma se non funziona dovremo aumentare l’iva del 10%!“. Matematico pignolo: attenzione: quando l’iva è passata dal 20% al 22% non è stata aumentata del 2% ma sel 10%!!! Infatti il 10% di 20 è 2!
  5. Le pubblicità del governo fanno ridere e le danno in continuo: la buona scuola (?), l’Italia sicura (?), il nuovo ISEE (un bel pezzo nel *) etc, etc…
  6. Signori miei, non ascoltate il parlare vuoto del sentire, ma ascoltate le parole del cuore dell’amare del dire del fare che come le onde del mare si infrangono nell’amare.
  7. Chissà come mai a scuola non insegnano le basi della psicologia…
  8. Noooo… l’intelligenza è noiosa!!!
  9. Signori miei, il problema dell’Italia non è la corruzione, non è la scarsa efficienza dello stato, non è la mentalità alla Razzi, ma è colpa dei gufi che sperano e investono nell’odio.
  10. Si, conosco molti ingenui…

Per quello che vale, Noam Chomsky ha tutta la mia stima.

Commenti

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